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La fuga dai fondi e da altri prodotti di investimento a favore della liquidità è un fenomeno fisiologico in epoca di grande incertezza. “Era già successo dopo la crisi del 2001”, ricorda Fabrizio Cioffi, direttore Area Savings di Ing Direct Italia. Rispetto ad otto anni fa, però, qualcosa è cambiato: la concorrenza è finalmente arrivata, almeno nel segmento dei prodotti finanziari online. E non è un caso che, proprio mentre i risparmiatori chiedono risposte all’esigenza di sicurezza nell’investimento, alcuni istituti di credito abbiano puntato su internet per rinnovare l’offerta, a partire dai pronti contro termine (vedi dizionario): Banca Infinita, la nuova piattaforma online del Gruppo MPS, con una linea di prodotti dedicata ai clienti che utilizzano i canali di banca diretta, ha da poco lanciato i pct online: il servizio offre un rendimento netto dell’1,238%, ha durata trimestrale e prevede una soglia minima di ingresso tra le più basse del mercato (1.000 euro). Anche Fineco Bank, la banca diretta del gruppo Unicredit, ha appena inaugurato una promozione legata ai pronti contro termine (SuperSave Special): a partire dal 19 febbraio, tutti i clienti che trasferiranno in Fineco titoli azionari oppure obbligazionari depositati in un'altra banca, potranno investire in pct ad un tasso promozionale del 4% lordo (3,50% netto) per un importo inferiore o equivalente al valore dei titoli trasferiti. Il pct con tasso promozionale può essere attivato con scadenza di un mese o tre mesi e non è rinnovabile, mentre l’offerta base (SuperSave) ha una durata di 6 mesi e prevede un rendimento netto dell’1,53% per importi fino a 50mila, e dell’1,75 oltre.
Ci sono pronti contro termine che offrono fino al 5 per cento netto, come quelli proposti da Barclays. “Trascorsi i mesi più difficili, quando, soprattutto tra ottobre e novembre, l’incertezza era ai massimi e i risparmiatori non si fidavano di prodotti ad alto rendimento, i pronti contro termine hanno ricominciato ad andare bene”, osserva Pietro D’Anzi, General Manager di Barclays. Il 5 netto non è, tuttavia, un prodotto per tutte le tasche: “Le singole filiali hanno la facoltà di offrire questi rendimenti solo per importi tra 50mila e 500mila euro, e se l’operazione è legata a logiche di Cross sell di almeno il 30% del capitale investito”. In pratica, queste condizioni sono accessibili esclusivamente a clienti disposti ad impegnare un minimo di 50mila euro e a patto che investano almeno 15mila euro in altri prodotti d’investimento offerti dalla banca: fondi, Etf o quant’altro. Il PCT Netto di Barclays ha durata trimestrale, è rinnovabile fino ad un massimo di 12 mesi complessivi, ma - di nuovo - solo se in presenza di un ulteriore Cross Sell di almeno il 30% del capitale investito ad ogni rinnovo.
A differenza di conti correnti e conti di deposito, i pronti contro termine sono più vantaggiosi in tema di regime fiscale - gli interessi vengono tassati al 12,5% anziché al 27 per cento - ma sono prodotti meno liquidi (perché “vincolano” i risparmi per un periodi di 1, 3 o 6 mesi), prevedono una durata limitata (in genere non superano un anno) e soglie minime di ingresso (da mille a 250mila euro). Nel caso di Banca Mediolanum e Deutsche Bank, il pct offre un rendimento netto del 3 per cento (ma solo per i nuovi clienti acquisiti a partire dal 1 gennaio 2009), l’importo minimo investibile è di 15mila euro, mentre la durata è, rispettivamente, di 2 o 4 mesi (Mediolanum) e un anno (Deutsche Bank). Moneybox di Unicredit Banca dà fino al 2,5% netto, con una soglia minima di 5mila euro e durata trimestrale (rinnovabile). All’interno del Gruppo Bipiemme, We@bank propone, invece, il suo MyProfit con durate da uno a sei mesi (rendimento massimo 2,20 per cento netto), a partire da mille euro, mentre Veneto Banca offre sui pct (1,2,3 mesi) un rendimento indicizzato al tasso Bce (meno uno spread dello 0,30), con una soglia d’ingresso di 25mila euro.
D’accordo il regime fiscale più conveniente, ma sotto un certo livello di tasso, il pct perde tutto il suo appeal. “Sinceramente, io non vedo la convenienza dei pronti contro termine quando ci sono conti di deposito che offrono lo stesso rendimento, o quasi”, rileva Beppe Scienza, matematico finanziario, docente di Metodi e modelli per la pianificazione economica presso l’Università degli Studi di Torino (leggi l’intervista a Beppe Scienza). Senza dimenticare che i pronti contro termine rappresentano una soluzione d’investimento più rischiosa rispetto a conti corrente e di deposito, che sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a un importo massimo di 103.291,38 euro per depositante e per istituto di credito. Con i Pronti Contro Termine, per i quali non è prevista la garanzia del fondo Interbancario, la banca vende al cliente una certa quantità di titoli (sottostante) ad un prezzo che viene detto prezzo a pronti e, contestualmente, si impegna a riacquistare quei titoli, entro una data prefissata, ad un prezzo maggiorato (prezzo a termine).
L’operazione presenta un “rischio di controparte”, legato alla possibilità che, al termine del contratto, la banca non sia in grado di riacquistare i titoli ceduti al cliente. Ci sarebbe, inoltre, ma su questo punto non tutti gli analisti concordano, un rischio “emittente”, legato all’ipotesi che il titolo sottostante oggetto del contratto non sia un titolo di debito pubblico dello Stato Italiano, quindi senza ragionevoli rischi di default, ma un titolo corporate, cioè un titolo obbligazionario emesso da una società quotata. “Non mi pare che sussista un rischio emittente a carico del cliente”, osserva Beppe Scienza: “Anche in caso di default della società emittente, la banca che vende il pronti contro termine è comunque tenuta a riacquistare a termine il titolo sottostante oggetto di contratto”. “Non è vero” osserva Stefano Cioffi, responsabile trading e investimenti di We@bank (Gruppo Banca Popolare di Milano) , “il rischio emittente è implicito nell’operazione”. Tuttavia, in molti casi, il titolo sottostante è un titolo obbligazionario emesso dalla stessa banca che propone il pronti contro termine. “Nel nostro caso, i sottostanti sono titoli della Cassa di Risparmio di Alessandria, del gruppo Bipiemme. Quindi, in pratica, il rischio dell’operazione si riduce al rischio di controparte”. Questo ragionamento vale per molti istituti di credito che propongono il servizio di pct: da Banca Popolare di Milano, a We@bank, da Barclays a Veneto Banca.
Il problema del rischio controparte, comunque, non si pone nel caso in cui il pronto contro termine abbia come sottostante un titolo di Stato. “Anche nel caso in cui la banca che ha venduto il pronto contro termine fallisca”, conclude Stefano Cioffi (We@bank), “il cliente resta in possesso del titolo di Stato oggetto del contratto”. Un aspetto merita di essere sottolineato: i pct che hanno come sottostante un’obbligazione corporate, offrono rendimenti mediamente più elevati, in relazione al maggiore rischio connesso con l’operazione. Un esempio emblematico è rappresentato dai pct di Banca Sella che offrono due alternative: quelli con sottostante titolo di Stato danno al massimo lo 0,8 per cento netto (con una soglia minima di 5mila euro), mentre se l’ oggetto del contratto sono titoli corporate emessi dalle banche del gruppo, il tasso d’interesse effettivo massimo è dell’1,5 per cento, ma solo per operazioni da 50mila euro in su.
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